L’ambientalismo post-Grinch (parte I)

gennaio 11th, 2012 § 0 comments

Nella celebre storia del Dr. Seuss “How the Grinch Stole Christmas”, il protagonista è dipinto come un essere verde e frustrato che odia il consumismo natalizio e si procura le proprie materie prime dalla discarica. Proprio una metafora azzeccata dell’ambientalista radicale vecchio stampo, che cova rancore per la società dei consumi e si sfoga rubando i regali di Natale ai bambini.

Per fortuna il denaro non dorme mai e nonostante la maggiore consapevolezza sui temi dell’ambiente e della sostenibilità, il rally di fine anno delle vendite al dettaglio non appare scalfito nei profitti, al netto degli emuli di Scrooge, che esistevano ancor prima dell’avvento della green economy e che sono cresciuti numericamente soprattutto per via della crisi. I motivi sono essenzialmente due:

  1. i consumatori più eticamente sensibili hanno cambiato le proprie abitudini di acquisto, regalando prodotti meno inquinanti o più utili e durevoli. Una gift card per acquistare musica su iTunes è meno inquinante di un CD e un buon libro è più riusabile e riciclabile di un pupazzo di Bart Simpson che si muove a ritmo di musica. Un prodotto di qualità è mediamente più affidabile e se assolve alla propria funzione per parecchio tempo, non c’è bisogno di sostituirlo;
  2. man mano che la green economy prende piede, i produttori sono incentivati a cambiare i propri prodotti per renderli più “eco-compatibili” ed andare incontro alle esigenze dei consumatori (it’s the market, baby!).
Nonostante ciò, la situazione non è così rosea: da un lato per molti prodotti non esiste una vera possibilità di diventare eco-compatibili, a meno che gli investimenti necessari non rendano i costi proibitivi, dall’altro l’idea di acquistare prodotti eco-sostenibili ed eticamente responsabili è diventata una vera e propria ossessione per una fetta rilevante di trend influencers. E qui, bisogna dirlo, la mano invisibile di Adam Smith deve avere avuto qualche crampo, perché il marketing sta riuscendo a colmare questo nuovo mercato propinando al pubblico una quantità indicibile di prodotti greenwashed, cioè che solo in apparenza sono green, ma in realtà sono fumo negli occhi. La spiegazione di questa inefficienza è semplice: le azioni dei consumatori sono guidate prima di tutto da ragioni emotive (tutti vogliamo fare la cosa giusta), mentre l’aspetto razionale passa in secondo piano.

Siccome non stiamo parlando di fenomeni di nicchia e siccome questo blog si fregia di assistere i lettori nell’applicazione di un principio di coerenza tra intenzioni ed azioni, nella parte II si proverà ad analizzare il concetto di eco-sostenibilità per trarne qualche suggerimento prima di passare alla cassa.

Stay tuned!

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